ALISEA
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VINSANTO
Il nome di Vinsanto del celebre liquore fiorentino non è
dovuto all' uso che ne viene fatto durante la Sacra messa
ma ad un errore di identificazione da parte di un Patriarca
greco.
Correva l'anno
1349 ed il Padre della Chiesa orientale Bessarione era a
Firenze al seguito dell'Imperatore Giovanni VII Paleologo,
per partecipare al Concilio Ecumenico indetto da Eugenio
IV. Durante una pausa dei lavori venne offerto a Bessarione
un bicchiere di vino dolce ed egli, riferendosi al celebre
passito prodotto in Grecia, esclamò "ma questo
è vino di Xantos".
I
presenti, non è possibile ricostruire dopo così
tanto tempo se per difficoltà di comprensione della
lingua parlata dal Bessarione o se per ignoranza enologica,
capirono che quello era "Vinosanto".
Da
allora il celebre vino dolce prodotto con amorevole cura e
gelosissimi segreti dai contadini fiorentini è chiamato
Vinsanto.
POLPI TENERI
COME IL BURRO
Per ottenere dei polpi teneri e saporiti non è necessario
ricorrere a strane alchimie come quella di farli bollire
con un tappo di sughero o batterli contro gli scogli della
spiaggia.
E' sufficiente
mettere al fuoco una pentola di acqua con del prezzemolo,
del peperoncino e due capi di aglio, quando l'acqua bolle
immergere il polpo per tre volte di seguito in modo che
i tentacoli si arriccino e lasciarlo bollire a fuoco lento
per 20 minuti.
Passati
i 20 muniti la pentola deve essere tolta dal fuoco, coperta
ed il polpo lasciato a riposare fino a quando l' acqua di
cottura non si sarà completamente raffreddata.
NON SOLO
IN BOCCA
La maggior
parte delle persone che non ha frequentato un corso di sommelier,
che non è una esperienza obbligatoria per poter bere,
ritengono che il vino si gusti esclusivamente con la bocca.
Il piacere
di gustare un buon bicchiere di vino è dovuto invece
all' interazione sensoriale di: gusto, vista ed olfatto.
Per convincervi provate a degustare ad occhi chiusi un bicchiere
di vino rosso ed un bicchiere di vino bianco con del buon
corpo.
Se non riuscite
a distinguere il bianco dal rosso non è perché
non siete dei buongustai ma esclusivamente perché
la mancanza di uno dei tre sensi inibisce i ricordi che
siamo abituati ad associare al prelibato nettare.
Volete la controprova?
Provate ad
assaggiare del buon vino quando siete raffreddati e noterete
che può addirittura arrivare ad essere una bevanda
amara.
PREGI E
DIFETTI DELL'ACETO BALSAMICO TRADIZIONALE DI MODENA
L' aceto
balsamico tradizionale di Modena oltre che essere un ricercato
e costoso ingrediente di cucina ha anche proprietà
terapeutiche.
Come tutte le medicine ha però controindicazioni
in caso di abuso.
Scrive infatti Castor Durante nel 1585 nel libello "Il
tesoro della sanità": "l' aceto migliore
è quello che è fatto di ottimo vino, che dentro
vi siano le rose, sia vecchio".
Elenca poi i giovamenti: "digestivo, aperitivo, è
ottimo per smorzar l' odore della collera, fortifica le
gengive, eccita l'appetito".
Ci ricorda
però anche i nocumenti: "genera humor melanconico,
offende le giunture, sminuisce i sensi, il coito, muove
la tosse, chi l'usa troppo si invecchia presto".
Se gli effetti
descritti da Castor Durante corrispondano al vero non è
dato sapere.
I curiosi possono
però provare ad utilizzarlo in cucina per sette giorni
e verificarne gli effetti.
SALVARE
CAPRE O CAVOLI
Il celebre
detto che ci costringe a scegliere fra due alternative ha
ragion d'essere anche in cucina.
Il fondatore
della gastronomia moderna Pellegrino Artusi ci ricorda infatti
nel famoso LA SCIENZA IN CUCINA E L' ARTE DI MANGIAR BENE:
"Lo sa il popolo e il comune che per ottenere il brodo
buono bisogna mettere la carne ad acqua diaccia e far bollire
la pentola adagino adagino e che non trabocchi mai.
Se poi, invece
di un buon brodo preferiste un buon lesso, allora mettete
la carne ad acqua bollente senza troppi riguardi.".